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giugno 07, 2017

Art & Culture: Venezia, Il Ponte dei Sospiri e La Biennale 2017


Arts & Culture:

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Venezia, Il Ponte dei Sospiri

Travel places in Italy : Il Ponte dei Sospiri è una delle leggende di Venezia.


È uno dei simboli della città lagunare, è considerato il ponte dell'amore, ma nasconde segreti e curiosità che forse non tutti conoscono. Il Ponte dei Sospiri si ammira in tutta la sua bellezza dal vicino Ponte della Paglia, in Riva degli Schiavoni, non lontano da piazza San Marco. Quello che per molti è il Ponte degli innamorati di Venezia, in origine era una rampa d'accesso dalle sale dei magistrati al Palazzo delle prigioni, dove venivano trasportati i detenuti appena giudicati e condannati. Qual è la storia del ponte, e quali sono le leggende che si raccontano sul suo conto ancora oggi?

La storia del Ponte dei Sospiri

Nel 1577 un grave incendio danneggiò gravemente Palazzo Ducale. Per ospitare le prigioni,i terribili Pozzi ed i meno ferrei Piombi di Venezia, si optò per una nuova collocazione, sulla riva di fronte del Rio di Palazzo. Le nuove carceri di Venezia, utilizzate fino al 1919, presentavano criteri architettonici più moderni, con celle più ampie e ambienti meno opprimenti. Nei primissimi anni del 1600 il doge Marino Grimani ordinò l'edificazione di un ponte per mettere in collegamento il carcere con le sale delle varie magistrature. Il compito di costruire il Ponte dei Sospiri fu affidato all'architetto Antonio Contin, che si servì di pietra d'Istria e che rispettò in pieno i dettami dello stile barocco, ponendo al centro lo stemma del doge Grimani.

La leggenda sul Ponte

Perché si chiama Ponte dei Sospiri? Secondo la tradizione popolare, a dare al ponte il nome con cui è universalmente conosciuto fu il poeta inglese Lord Byron, che a Venezia soggiornò per alcuni anni trovando rifugio dai debiti e dagli scandali che lo avevano costretto a scappare dalla madrepatria. Attraverso le finestre del ponte i condannati avrebbero visto per l'ultima volta il cielo prima di essere rinchiusi in carcere, da cui probabilmente non sarebbero più usciti. I sospiri alla fugace vista del panorama, insomma, sarebbero stati il loro ultimo anelito di libertà ormai perduta, una sorta di rassegnato ed estremo appagamento misto a rimpianto. Col tempo, però, il ponte ha assunto connotazioni e significati romantici, probabilmente a causa della grazia dell'architettura e dello scorcio sicuramente particolare in cui è incastonato. Leggi l'articolo su ELLE Italia


Art & Culture: Venezia

Arte: La Biennale di Venezia 2017

A Venezia l’immaginazione e il fantastico sono i protagonisti della kermesse di arte contemporanea. Mostre, eventi e installazioni tra incanto e meraviglia

La Biennale di Venezia è un affascinante rito collettivo che si celebra, con un numero crescente di adepti, da oltre un secolo. Lo scorso maggio, nei giorni dell’anteprima della sua 57ª edizione, era tutto un brulicare di addetti ai lavori e non, tutti su e giù a passo svelto da ponti, vaporetti e motoscafi, per non perdersi un’inaugurazione o una cena, riuscendo persino a infilare un cambio d’abito nella serratissima tabella di marcia, dove ogni momento è buono per scambiarsi segnalazioni e commenti.

Tra la miriade di proposte che si snodano tra Giardini, Arsenale, palazzi vari quest’anno sembravano tutti cercare la stessa cosa: l’incanto magico dell’arte, ovvero la capacità degli artisti di «dilatare la nostra prospettiva e lo spazio della nostra esistenza». Sono parole di Christine Macel, curatrice della mostra internazionale della Biennale, cui ha dato un titolo – Viva Arte Viva – che suona come un inno al potere salvifico dell’immaginazione in tempi critici. Così anche i positivisti, quelli che si aspettano sempre che le opere siano un commento in presa diretta sulle ingiustizie sociali, non sono rimasti insensibili di fronte alla capacità di certi artisti, e anche di taluni curatori, di trasfigurare il reale attraverso quella facoltà misteriosa, come la definiva Baudelaire, che è l’immaginazione.

Tra i maghi dell’arte di questa Biennale, c’è senz’altro il pittore Philip Guston scomparso all’alba degli anni Ottanta lasciando dietro di sé una produzione, colta quanto vasta, di soggetti banali ritratti con humour e malinconia (alle Gallerie dell’Accademia). Altro maestro e altro linguaggio, ma analogo senso della storia e dell’ironia, all’isola di San Giorgio, nelle Stanze del Vetro, dove il genio di Ettore Sottsass reinventa un meraviglioso cliché veneziano come il vetro soffiato. Sembra fargli eco Erwin Wurm, protagonista del padiglione austriaco ai Giardini, ma anche autore di una serie di borse dell’acqua calda antropomorfe  in vetro, per Glasstress, in cui umorismo e surrealismo vanno a braccetto. Dalle trasparenze del vetro al buio più teatrale che esoterico del Padiglione Italia con le tre installazioni di Cuoghi, Husni-Bey e Andreotta Calò. Titolo 
Il mondo magico, un percorso, tra paesaggi sommersi e corpi di Cristo in putrefazione per una visione apocalittica del nostro presente. Ha suscitato un grande interesse contribuendo a rilanciare il nostro paese sulla scena internazionale.

Un biancore assoluto, invece, inonda il premiato padiglione tedesco dove alcuni giovani performano. Eseguono gesti e movenze quotidiane che qui diventano astratte e potenti, facendoli sembrare sciamani che praticano riti arcani. Il suo nocciolo pulsante e oscuro è ciò che rende l’arte tale: non un rebus da risolvere ma un enigma da cui rimanere ammaliati; l’opera è qualcosa che va intuito, più che capito, come sembrano dire, in modo differente, sia la mostra 
The Boat is Leaking. The Captain Lied nella sede lagunare della Fondazione Prada, fatta di scenari da attraversate con corpo 
e mente, sia Intuition a Palazzo Fortuny che ripropone la mai esausta formula di accostamento tra arte e manufatti di varie epoche.

Un filosofo-alchimista del Seicento definì la magia come meraviglia e desiderio dell’essere. E il desiderio è senz’altro uno dei motori di Damien Hirst che ha inseguito per dieci anni la sua ossessione creativa (la finzione diventata quasi realtà del recupero di un antico relitto) con cui ora ha stipato i due edifici veneziani della Fondazione Pinault. Un’operazione fondata sull’onnipotenza del sogno – prima che del denaro – e, quindi, squisitamente surrealista. Atmosfere diversamente oniriche nell’intervento della giovane artista nigeriana, Njideka Akunyili Crosby, per il Future Generation Art Prize @ Venice 2017. Il suo grande collage 
d’oro, allestito in una delle camere da letto dello sfarzoso Palazzo Contarini Polignac, è uno dei molti tentativi visti in questa Biennale, di creare nuovi miti dall’esperienza quotidiana, 
di generare magia dalla realtà. Quando: fino a domenica 26 novembre 2017 articolo Living Corriere / Arte


Art & Culture: Venezia

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