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settembre 11, 2017

Lifestyle & Culture: Vedere le parole di Vittorio Sgarbi



Vedere le parole di Vittorio Sgarbi

Un quadro, un’opera letteraria o musicale non soltanto hanno un loro linguaggio, ma si esprimono con autentiche “parole”, tali da stabilire il legame tra chi ha creato l’opera e chi ne fruisce. Concetto innovativo e profondamente vero che Vittorio Sgarbi esprime nelle pagine di questo libro, in un sinuoso percorso lungo il significato, il valore della parola in tutte le sue forme – parola scritta, dipinta, parlata.


[…] Per quel che riguarda il tema della parola io avevo pensato, nel convincimento che la poesia e la giovinezza vanno insieme e che la giovinezza intuisce oscuramente la propria identità nella lingua, che questa è la conferma, in fondo, che niente come la poesia appartiene all’ animo di un giovane. Qualunque poeta continua a essere giovane perché proprio nella rivalutazione del “peso” della parola sta il senso della poesia.

La premessa sul linguaggio serve a significare come esso sia l’unico modo per distinguere una persona da un’altra: uno scrittore che si afferma è uno scrittore che ha intuito, a differenza delle persone nella cui prassi quotidiana la parola è morta, che invece il linguaggio deve tornare vivo. Lo scrittore è una persona che non parla la lingua che parlano gli altri, sebbene apparentemente sia la stessa; egli parla una lingua non d’uso, anche se vi si riconoscono i termini correnti; una lingua che deve costruirsi come un organismo per se stesso, che vive autonomamente rispetto ai comportamenti quotidiani. Il poeta, lo scrittore, ha questa identità del linguaggio che lo diversifica dagli altri. Egli valorizza e mette in evidenza le proprie pulsioni giovanili, quell’entusiasmo di essere distinto, quell’entusiasmo di fare cose che gli altri non fanno, pensando che gli altri non valgano nulla; e questo proprio perché ha radicalizzato l’elemento di fondo, l’elemento del linguaggio: ha capito che nella parola stava il destino della sua vita. Questo è il poeta.


[…] In linea generale, infatti, la creatività è pericolosa per i sistemi politici. Ognuno di noi è creativo; l’intelligenza, come ho detto prima, è comune e non è privilegio di pochi. La società però opprime in molti la creatività: se tutti fossero poeti, il disordine sarebbe assoluto; il poeta è sempre una persona eccentrica, capricciosa, che a scuola non obbedisce ai suoi professori, che cerca di vivere un’esistenza assolutamente autonoma proprio perché gli altri hanno invece accettato quella legge di omologazione che è indispensabile alla società. La compressione della creatività è così il primo mezzo con cui il potere tende a piegare gli individui. […] La poesia ci prende senza che lo vogliamo, ci cattura in maniera tale che, esattamente come la canzone che poi diventa un ritornello nelle nostre orecchie, viene verso di noi senza che siamo capaci di frenare questa forza e questa vitalità che ci sommergono.

Il vero tema del linguaggio è l’imminenza fisica, l’invadenza della parola poetica. Un poeta vero riesce a trascinarci al di là di qualunque ostacolo, perfino al di là della scuola. Essere costretti a leggere a scuola Leopardi è la cosa più atroce, perché niente come la costrizioni distrugge la poesia.[…] Nonostante ciò, noi rifletteremo, leggendo i suoi versi, su qualche cosa che in fondo coinvolge tutti, su un’emozione che è quella che talvolta ci prende, come dicevo prima, quando sentiamo una canzone o un’aria d’ opera lirica, perché ci identifichiamo anche se la cosa non ci riguarda, perché sentiamo in quell’ energia qualcosa che riguarda la nostra vita al di là del singolo comportamento quotidiano.




Scrive la Dickinson: “Non ho mai sentito la parola evasione senza che il sangue pulsasse più veloce, senza un’improvvisa speranza, a un tentativo di volare. Mai sento dire di soldati che distrussero vaste prigioni senza scuotere le mie sbarre come una bambina, ma solo per non riuscirei una volta di più“.

E ancora: “Se tu fossi malato potrei mostrarti che so tollerare lunghi giorni senza la tua attenzione, senza nemmeno un piccolo segno che mi rassicuri. Se tu fossi uno straniero in una terra inospitale e mia la porta a cui ti sei fermato per una breve sosta premio, non di più, fossi tu accusato e io il tribunale e i giudici ti avessero con-dannato, non mi toccherebbe la tua sorte, solo vorrei dividere la tua infamia. Fossi tu il padrone della piccola casa e mi permettessi di essere una donna per i lavori più umili, mi faresti contenta. Non c’ è servitù che non vorrei affrontare, per te. Morire a vivere? Morire era non averti conosciuto, vivere è l’amore“.

[…] In queste poesie così libere da un linguaggio specifico – non solo quindi dalla lingua originale in cui sono state scritte ma anche dalla volontà di usare parole speciali – noi sentiamo che la poesia ha una tensione proprio in quanto ri-crea la vita indipendentemente dalla vita, senza che debba rappresentare per forza qualcosa che è accaduto come esperienza personale. E’ anche un’esperienza eventuale: la poesia può rappresentare qualcosa che non è capitato ma che, proprio nel desiderio e nell’attesa che capiti, ha una forza superiore alla realtà dell’accadimento.



NOTE BIOGRAFICHE
Vittorio Sgarbi (Ferrara 1952), critico e storico dell’arte, deputato del Parlamento italiano dal 1992, ha curato numerose mostre in Italia e all’estero, ed è autore di vari saggi e articoli e di diversi volumi tra i quali ricordiamo: Carpaccio (1979, pubblicato anche negli Stati Uniti da Abbeville e in Francia da Lévy), Tutti i musei d’Italia (1984), Il sogno della pittura (1985, Premio Estense 1985), Mattioli (1987), Soutine (1988), Lezioni private (1996). Ha pubblicato con Rizzoli Davanti all’immagine (1989, Premio Bancarella 1990), Il pensiero segreto (1990I), Dell’Italia. Uomini e luoghi (1991, Premio Fregane 1991), Gli immortali (1998), Le tenebre e la rosa (2000), Percorsi perversi (2001), Parmigianino (2003), Un paese sfigurato (2003), Andrea Palladio. La luce della ragione. Esempi di vita in villa dal XIV al XVIII secolo (2004). Per Bompiani è uscito nel 1991 Roma: dizionario dei monumenti italiani e dei loro autori, nel 2002 Il bene e il bello e nel 2004 dell’anima
* tratto e adattato da V.Sgarbi, Vedere le parole – La scrittura d’arte da Vasari a Longhi, Tascabili Bompiani 2005 - Il Sasso nello Stagno - Images by Melena Estilo


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