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November 06, 2023

Discorso sulla Felicità. Zygmunt Bauman. {Life & Culture}

Zygmunt Bauman: "Dobbiamo tentare l'impossibile"

“La nostra vita è un'opera d'arte – che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no. Per viverla come esige l'arte della vita dobbiamo – come ogni artista, quale che sia la sua arte – porci delle sfide difficili (almeno nel momento in cui ce le poniamo) da contrastare a distanza ravvicinata. Dobbiamo scegliere obiettivi che siano (almeno nel momento in cui li scegliamo) ben oltre la nostra portata, e standard di eccellenza irritanti per il loro modo ostinato di stare (almeno per quanto si è visto fino allora) ben al di là di ciò che abbiamo saputo fare o che avremmo la capacità di fare. Dobbiamo tentare l'impossibile.”  Discorso sulla Felicità - Z. Bauman

Felicità: la sfida del rischio  – 
è la sfida dell'umanità presente, per la sua dignità futura

In tutto questo, Bauman ricordava che ci siamo dimenticati di una parola semplice eppure stratificata e vitale. L'abbiamo svenduta all'iperconsumo di massa e alla dirompente potenza espansiva delle tecnostrutture del desiderio. La parola è "felicità". Che cos'è la felicità e perché, oggi, può tornare a interrogarci radicalmente?

La felicità – spiegava Bauman – «è uno stato mentale, corporeo, che sentiamo in modo acuto, ma che è ineffabile. Una sensazione che non è possibile condividere con altri. Ciononostante, la caratteristica principale della felicitè e' quella di essere un'apertura di possibilità, in quanto dipende dal punto di vista con il quale la esperiamo. Nell'antichità la felicità era una ricompensa per pochi eletti selezionati. In un momento successivo venne concepita come un diritto universale che spettava a ogni membro della specie umana. Successivamente, si trasformò in un dovere: sentirsi infelici provoca senso di colpa. Dunque chi è infelice è costretto, suo malgrado, a trovare una giustificazione alla propria condizione esistenziale».
. Ma esiste una seconda linea di evoluzione del concetto di felicità: la felicità come stato finale, come obbiettivo al quale dobbiamo tendere. La felicità come fine concreto, che abbiamo dimenticato

All'interno di questa seconda prospettiva, ricorda Bauman, `l'evoluzione è stata verso un'esperienza della felicità legata direttamente al piano della vita quotidiana, che nella contemporaneità ha indebolito l'idea della felicità come obiettivo. A ciò si lega anche la parallela evoluzione del concetto di desiderio. Ora, non ci si ferma soddisfatti, e felici, quando un nostro desiderio si realizza. Piuttosto, ci si spinge subito a desiderare qualcos'altro che ci possa soddisfare in maniera migliore. Desideriamo il desiderio più che la realizzazione di esso. Quest'atteggiamento dà luogo ad una catena tendenzialmente infinita di frustrazioni e insoddisfazioni».

Se il desiderio ipermoderno, iperveloce, tecnologicamente drogato non vede né vuole problemi (ma costruisce muri fra noi e il mondo), la felicità è – insegnava Bauman, a commento del lavoro di Erik Gandini La teoria svedese dell'amore di cui abbiamo ampiamente parlato su Vita – è sfida, consapevolezza, presa di coscienza di quei problemi. Ecco perché la felicità è tanto avversata dai fantasmi del mondo liquido.

«Non è vero che la felicità significhi una vita senza problemi. La vita felice viene dal superamento dei problemi, dal risolvere le difficoltà. Si raggiunge la felicità quando ci si rende conto di riuscire a controllare le sfide poste dal destino, ci si sente persi se aumentano le comodità». La felicità -osservava Bauman – è la sfida dell'umanità presente, per la sua dignità futura.

Suggerimenti da Vita immagini da @_aya.lulu_ via @coolchicstyle

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