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novembre 11, 2019

L’arte di essere felici {Monday Motivation}.

The beautiful 19th century French townhouse, @hotelparticuliermontmartre photo by Jefferson Lellouche and Guilhem Touzery.

“L’arte di essere felici”, Arthur Schopenhauer

1. Assecondare la propria personalità

“La personalità è la felicità più alta”. Schopenhauer cita Goethe e ritiene che gli uomini possano essere classificati per ciò che sono (personalità), per ciò che hanno (averi) e infine per ciò che rappresentano agli occhi degli altri (fama). Il primo punto è “senza dubbio di gran lunga il più essenziale per la felicità o infelicità umana”. Come diceva Seneca: “Non è felice chi non crede di esserlo. Che importa quale sia la tua situazione, se ti sembra cattiva?”. Il relativismo che traspare da queste riflessioni è ancora più disarmante se si considera l’amara realtà che la personalità non è in nostro potere, ma ci è consegnata così come la troviamo dalla natura e rimane stabile e immutabile per tutta la vita. Cosa possiamo fare dunque per non soffrire? E’ semplice: assecondare la nostra personalità. La conclusione è che “se abbiamo una volta per tutte conosciute chiaramente le nostre forze e buone qualità, come pure i nostri difetti e debolezze […] sfuggiremo al più amaro di tutti i dolori, alla scontentezza di noi stessi, che è l’immancabile conseguenza di non conoscere la propria individualità”.

2. Pretendere poco

Bisogna cercare di ridurre il più possibile le proprie pretese: infatti l’aspirazione alla felicità e la lotta per conquistarla attirano molte sventure. E’ necessario inoltre accontentarsi, se possibile, di quel che si ha: “Dobbiamo cercare di arrivare a guardare ciò che possediamo” dice Schopenhauer “esattamente con gli stessi occhi con cui lo guarderemmo se ci fosse sottratto”. Per ragioni analoghe è bene evitare l’invidia: non si sarà mai felici infatti finché ci si tormenta per la maggior felicità di un’altra persona.

3. Tenere a freno la fantasia

E’ necessario tenere a freno la fantasia in ogni cosa, sia essa positiva o negativa. Le speranze e i timori infatti non vanno ampliati ingiustificatamente. Sarà bene dunque evitare di prendere come guida alle proprie aspirazioni “immagini di fantasia”, poiché esse sono solo “fantasmi beffardi” che alla lunga finiscono solo col tormentarci e lasciarci nel nostro stato di dolore.

A perfect guest cottage ~ Photo by @skaufman4050

4. Vivere a mezza via tra presente e futuro

Secondo Schopenhauer vivere alla giornata è da sconsiderati, ma allo stesso tempo non si può neppure commettere l’errore di proiettarsi esclusivamente nel futuro, tralasciando il presente, che del resto è il vero scenario della nostra felicità. A proposito di quegli uomini che non badano al presente e collocano in un futuro imprecisato la propria realizzazione personale, il filosofo usa la metafora dell’asino che procede col fascio di fieno appeso davanti al muso che ne accelera il passo, e sentenzia: “costoro vivono sempre solo ad interim, fino alla morte”. L’ideale dunque è mantenere la giusta misura tra le due dimensioni temporali del presente e del futuro.

5. Tenersi occupati

“Svolgere un’attività, dedicarsi a qualcosa, o anche solo studiare sono cose necessarie alla felicità dell’uomo” perché “sforzarsi e lottare con ostacoli è il bisogno più essenziale della natura umana”. Lo stato di quiete – da intendersi non solo in senso fisico, come assenza di movimento, ma anche in senso intellettuale, come assenza di pensieri – non risponde all’uomo e alla sua natura e va dunque evitato.

Adorable house in the English village of Cawthorne photography by Catherine @yorkshire_pudding


6. Evitare il dolore

“L’uomo saggio non persegue ciò che è piacevole, ma l’assenza di dolore”. Questa frase di Aristotele, tratta dall’Etica Nicomachea, viene citata da Schopenhauer quasi al principio dell’opera e condensa in poche parole quella che è anche la sua personale convinzione sull’illusorietà della felicità. Se il meglio che il mondo possa offrirci è “un presente sopportabile e privo di dolore” bisognerà astenersi da attività foriere di insoddisfazioni e dolori, anche se esse, a prima vista, possono apparirci piacevoli. Anzi, è proprio nei piaceri che molto spesso si annidano le cause dei mali futuri.

7. Salute

La salute del corpo è condizione imprescindibile per una vita felice: “un mendicante sano è più felice di un re malato”. Alla salute sono dovuti – dice Schopenhauer – “almeno i nove decimi della nostra felicità”.

Va ricordato infine che secondo Schopenhauer non tutto è in nostro potere e una parte di felicità dipende inevitabilmente da elementi a noi esterni. Il corso della nostra vita infatti non è solo opera nostra, ma piuttosto “il prodotto di due fattori, vale a dire la serie degli eventi e quella delle nostre decisioni”. Esiste sempre dunque qualcosa di imponderabile e di casuale, su cui non possiamo agire e con cui dobbiamo tuttavia fare i conti se vogliamo scansare i dolori e garantirci una vita che sia il meno infelice possibile. Particolarmente incisiva è a mio parere la metafora di Plauto riportata nella massima 23:



“Nella vita è come quando giochi ai dadi: se il punto che più ti occorre non è uscito fuori al getto, quello che il caso ha fatto uscire devi correggerlo da te, con la tua abilità”. Leggi di più da Giovanni Pistolato


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